Storia del druidismo

Il Druidismo per qualcuno è un sentiero spirituale, per altri una religione e per altri ancora un’attività culturale.

Una breve storia

Le prime forme di una pratica spirituale in Europa, di cui siamo venuti a conoscenza, risalgono a 25.000 anni fa, quando coloro che affrontavano una “iniziazione” strisciavano all’interno di alcune grotte prescelte per quel tipo di rituale, come le grotte di Pinhole nel Derbyshire, o le grotte Chauvet o Lascaux in Francia, o Altamira in Spagna, famose per le vivide rappresentazioni di animali selvatici dipinte sulle pareti. Dopo essere entrati nel ventre di Madre Terra, gli iniziati rinascevano alla luce del giorno.

Ventimila anni dopo, intorno al 3000 AC, questa stessa pratica, basata sul ricrearsi all’interno della Terra e poi rinascere di nuovo emergendone, determinò la costruzione di grandi tumuli, in cui gli iniziati sedevano nell’oscurità in attesa del momento della loro rinascita. L’esempio più noto si trova a New Grange, in Irlanda, dove un’asta, orientata verso l’alba del Solstizio d’Inverno, segnalava agli iniziati il luogo in cui i raggi dell’alba li avrebbero avvolti e illuminati, dopo la lunga veglia notturna.

 

Il testo chiave della spiritualità druidica, 4500 anni dopo, parla della formazione spirituale e magica di un druido e ripete, in forma di narrazione, lo stesso rituale: il protagonista, infatti, viene mangiato da una Dea, entra nel suo ventre, e da lei rinasce come il più grande poeta della terra. Questa storia, tramandata dalla tradizione orale, fu trascritta dai chierici cristiani nel XVI secolo e ritroviamo lo stesso tema anche in Scozia, fino al XVII secolo. Lì, per risvegliare il genio creativo di aspiranti poeti e druidi si consigliava loro, appunto, di rimanere nell’oscurità per giorni e, dopo questo periodo di deprivazione sensoriale, rinascere alla “luminosità” del mondo.

 

 

Questo tema della ricerca della rinascita spirituale e dell’espressione creativa attraverso un’esperienza simulata di morte-rinascita scorre come un filo d’oro attraverso i quattro principali periodi della storia che si riferiscono alla spiritualità celtica e druidica:

 

Il primo è il periodo preistorico. Durante questo periodo, quando la glaciazione si ritira dall’Europa, tribù provenienti da molte direzioni, tra cui la Spagna e le steppe della Russia, si spostano verso ovest, verso la Gran Bretagna e l’Irlanda. Si sviluppa così, in quelle zone, una cultura edilizia megalitica, che edifica grandi tumuli come New Grange e grandi cerchi di pietra, come Stonehenge. Questa cultura possiede una notevole conoscenza dell’astronomia, ha abilità ingegneristiche che facciamo fatica a capire ancora oggi e sembra usare la matematica pitagorica per costruire i loro monumenti, duemila anni prima della nascita di Pitagora.

 

Il secondo periodo, che segue il pre- e poi il primo celtismo, è quello della storia documentata, in cui possiamo leggere dei Celti e dei Druidi dalle opere di scrittori classici, come Giulio Cesare. Scopriamo che i Celti avevano sviluppato un sistema religioso altamente sofisticato, con tre tipi di Druidi: i Bardi, che conoscevano le canzoni e le storie della tribù, gli Ovati, che erano i guaritori e i veggenti, e i Druidi che erano i filosofi, i giudici e insegnanti. Durante questo periodo ci furono molte contaminazioni tra la cultura celtica e quella greca e romana.

 

 

Il terzo periodo inizia con l’avvento del cristianesimo. In questo periodo le scuole dei Bardi divennero scuole cristiane e continuarono ad esistere fino al XVII secolo; gli Ovati divennero probabilmente i guaritori (o le levatrici) dei villaggi, mentre i Druidi rimasero come l’élite intellettuale e per lo più si convertirono al cristianesimo. Questo periodo durò mille anni: dal trionfo del cristianesimo su tutta l’Europa nel VI secolo, al XVI secolo.

La spiritualità celtica e druidica fu preservata, durante questo millennio, dai chierici cristiani che svolsero il prezioso servizio di registrare molte delle storie e dei miti attraverso i quali erano stati trasmessi gli insegnamenti orali dei druidi. Chi immagina una distruzione della spiritualità druidica a seguito dell’avvento del cristianesimo non tiene conto della enorme e profonda resilienza che gli insegnamenti spirituali, codificati nei miti e nelle storie, possiedono da sempre. È, infatti, proprio grazie alla registrazione di questi racconti da parte dei chierici che oggi anche noi possiamo trarne ispirazione. San Patrizio, per esempio, ha registrato tutte le vecchie leggi sui Druidi in Irlanda, fornendoci informazioni inestimabili sull’etica e sulla struttura sociale della cultura celtica precristiana.

 

Il quarto periodo inizia con il XVI secolo, quando gli studiosi in Europa “riscoprono” i Druidi, e poi cominciano a reclamare la loro eredità celtica. La Chiesa aveva insegnato che i popoli europei erano stati “selvaggi” fino all’arrivo del cristianesimo. Ma con la traduzione e la stampa dei testi classici sui Druidi, gli europei scoprirono che i loro antenati erano tutt’altro che selvaggi. Allo stesso tempo, dall’America arrivavano notizie di nativi americani che, come i loro antenati, non erano stati toccati dal cristianesimo, eppure erano degni di ammirazione. Ciò provocò un periodo noto come Revival dei Druidi in cui si formarono gruppi e società per studiare il Druidismo e il Celtismo. Il padre fondatore della scienza dell’archeologia, William Stukeley, formò una società di Druidi a Londra che ebbe la Principessa del Galles come sua Patrona. I festival culturali, che incorporavano cerimonie druidiche e celebravano le lingue celtiche, crebbero in Galles, Cornovaglia e Bretagna.

E questo periodo di Revival non è mai finito. Si è sviluppato, invece, in un Rinascimento, poiché sempre più persone oggi trovano all’interno del druidismo una spiritualità vivente che considera sacra tutta la natura e che offre un percorso di creatività e libertà, arricchendosi sempre di nuove cose, ma radicato in profondità nell’antica tradizione.