La VOCE del DRUIDO

Uno spazio per la tua Creatività!

Questo è il nostro Eisteddfod!

Se vuoi puoi unire la tua voce a quelle del grande Cerchio dei Druidi OBOD in Italia inviandoci racconti, poesie, canti o immagini che esprimono una tua esperienza lungo il Sentiero a:

info@druidry.it

Il nostro team Obod Italia ne publicherà alcuni e altri saranno raccolti per essere condivisi negli Eisteddfod di incontri e seminari.

 

Puoi scaricare i chant dal link qui sotto.

“Chant” è un termine inglese che racchiude diversi significati, il Cambridge Dictionary ci riporta alcune possibili traduzioni: – recitare in modo cantato (ad esempio una preghiera) – ripetere più volte una frase ad alta voce – un tipo di canto sacro. Un “chant” quindi potrebbe essere un canto sacro, quasi recitato con una melodia molto semplice, che viene ripetuto più volte. Questa interpretazione ci rimanda a forme di preghiera primitive, il ritmo e la semplice melodia che si ripete ci porta in uno stato meditativo, ci connette con il pulsare della terra e della vita, le parole e il loro suono evocano immagini che ci permettono di contattare la nostra anima e il divino. Ma non si tratta solo di questo, perché il “chant” è anche un canto corale, quindi permette una connessione tra spirito e spirito, tra anima e anima, tra cuore e cuore. Potremmo vederli anche come i “mantra” o i “kirtan” delle tradizioni orientali, oppure simili, nel loro intento, ai Canti degli aborigeni australiani, così definiti da Chatwin: “Si credeva che ogni antenato totemico, nel suo viaggio per tutto il paese, avesse sparso sulle proprie orme una scia di parole e di note musicali, e che queste Piste del Sogno fossero rimaste sulla terra come ‘vie’ di comunicazione fra le tribù più lontane.” (Bruce Chatwin – Le vie dei canti) In questa raccolta sono presenti chant della tradizione druidica e pagana contemporanea, assieme ad alcuni canti tradizionali dei nativi americani, spesso utilizzati da diversi Grove e gruppi spirituali nei raduni, nelle cerimonie e negli Eisteddfod. Alcuni di questi chant ci sono stati donati da JJ Middleway, druido dell’OBOD, durante un Druid Camp che si tenne in Italia nel 2014. Successivamente, attraverso gli incontri, le ricerche e i contributi di altri druidi italiani e stranieri, la raccolta iniziale si è ampliata e arricchita. Questo libretto è stato realizzato in occasione dell’OBOD Gathering italiano che vede per la prima volta la partecipazione di Eimear Burke come Capo Scelto dell’Ordine dei Bardi, Ovati e Druidi. La raccolta e la condivisione di questi Chant risponde quindi agli intenti del Gathering: creare “intrecci e connessioni tra diverse realtà druidiche e pagane, creare un “cerchio” in cui tutti noi possiamo sentirci collegati e uniti. Con il contributo di: Patrizia Locaputo –Iperico Druid Grove Stefano Alessi – Clan del Nocciolo

All’inizio di un nuovo anno, quando qualcosa si chiude e qualcosa si apre, quando i giorni sembrano portare con sé il respiro di un ricominciare possibile, emerge un insegnamento spesso sottovalutato eppure essenziale: il valore del riso come gesto naturale e autenticamente magico.

Non il riso che copre, che distrae, che banalizza,
ma quello profondo, che scioglie e libera.

La psicologia ci ricorda che l’umorismo non è evasione, ma una delle forme più mature di regolazione emotiva. Ridiamo davvero quando la mente, anche solo per qualche istante, smette di irrigidirsi, di difendersi, di controllare ogni cosa. Il riso sano è una resa intelligente: riconosce il limite senza trasformarlo in tragedia. Chi sa ridere di sé non si svaluta, si emancipa. Si libera dalla stretta dell’ego ferito e crea spazio interiore. E dove c’è spazio, entra il cambiamento.

Anche la filosofia lo sa.
Socrate usava l’ironia come strumento di verità, non per umiliare ma per rivelare.
Nietzsche ci ricorda che solo chi possiede una grande serietà interiore può permettersi una vera leggerezza.
Il riso autentico non nega il dolore, lo attraversa senza esserne schiacciato. Dà distanza creativa, permette di guardare la vita senza esserne oppressi.

La via druidica conosce questa saggezza da sempre.
Nella prospettiva di tradizioni come quella dell’OBOD, la natura non è soltanto solenne: è viva, pulsante, giocosa e sacra nello stesso tempo. Gli alberi non sono tragici, sono resilienti. Il vento gioca tra le foglie, gli animali danzano nella loro esistenza quotidiana, la vita sperimenta anche attraverso il gioco.

Nel nostro bosco interiore, il riso è un atto di riequilibrio.
Rompe le rigidità, scioglie le fissazioni, dissolve gli incantesimi dell’eccessiva serietà con cui spesso ci imprigioniamo. Prendersi costantemente troppo sul serio è una forma sottile di egocentrismo. Il senso dell’umorismo, invece, ricolloca l’io dentro il flusso del vivente: ci ricorda che non siamo il centro, siamo parte.

Ridere non è segno di superficialità,
ma testimonianza che la profondità è stata abitata senza annegare.

È magia perché cambia lo stato di coscienza.
È naturale perché nasce spontaneamente quando smettiamo di opporci alla realtà e impariamo a incontrarla.

All’inizio di questo nuovo anno,
mentre si fanno promesse, bilanci, intenzioni e attese,
questo invito ci suggerisce di non indurirci.
Di non trasformare il cammino interiore in fatica penitenziale.
Di ricordare che la guarigione può sorridere,
che la crescita ha bisogno sì di disciplina,
ma anche di elasticità.

Il druido interiore sa ridere con il fuoco che scoppietta in modo imprevisto,
sa ridere con la pioggia che arriva fuori programma,
sa ridere con sé stesso quando inciampa nei suoi stessi rituali,
perché riconosce che la vita non è contro di noi,
nemmeno quando ci mette alla prova.

Scegliere l’umorismo significa scegliere una forma gentile di verità.
Significa non confondere la profondità con la pesantezza.
Lasciare che l’ironia luminosa ci aiuti a restare umani
mentre attraversiamo il nuovo che arriva.

All’inizio di un anno che si apre,
non serve diventare più duri.
Serve diventare più veri.

E il riso autentico resta uno dei segni più chiari
che l’anima sta respirando
e che anche la vita, prima di dispiegarsi,
sa sorridere a noi.

Luana Sanvidotto